Stati di terrore. Al-Fezzani o di chi semina vento…

Della serie: Stati di terrore. Chi semina vento raccoglie tempesta.
Era fuggito per sfuggire al sangue della sua terra. E qui gli hanno fatto sputare sangue. E adesso lo fa sputare a noi. Ha trovato un’altro Stato che sa sfruttare meglio la sua rabbia: l’ha fatto generale…

Avanti così… cacciamoli, massacriamoli, sfruttiamoli, sfrattiamoli, facciamoli soffrire, bombardiamoli, rinchiudiamoli in recinti di guerra e di miseria solo così saremo al sicuro… peccato che siano miliardi di persone.

Ma cerchiamo di essere più chiari della vignetta. Sull’uomo della foto il mainstream ci racconta che era Abu Nassim diventato famoso in Libia con l’alias di Moez al-Fezzani, uno dei capi dell’Isis più spietati, dicono. E’ venuto in Italia dalla Tunisia nel 1988 ed è vissuto fra Caserta e Napoli facendo il bracciante. Si è spostato poi a Milano dove, nel 2012, è stato individuato come un teorico salafita. Per questo è stato arrestato ed espulso in Libia. Qui è diventato il capo dell’Isis della regione africana col grado di generale.

Che la storia sia vera o sia stata inventata dal mainstream per alimentare terrore e farci implorare ‘sicurezza’ ai nostri governi, qui ha poco importanza. Qui si tratta di capire cosa può diventare un uomo dopo aver perso la speranza dopo aver trovato, in un paese democratico e avanzato, la schiavitù nei campi di Casal di Principe, dove,dicono, abbia lavorato. E’ di dominio pubblico che nei campi di questa città gli emigranti sono sottomessi ad un caporalato spietato e crudele protetto e guidato dalla camorra.

Dopo questa esperienza Nassin che era uomo di pace e di buona volontà è voluto diventare al-Fezzani, spietato e crudele generale del Daesh.

La sofferenza, lo sfruttamento, la miseria, l’emarginazione fanno brutti scherzi.

D’altronde Nassin non ha la resistenza dei nostri, cosiddetti, lavoratori della conoscenza capaci di subire di tutto e di più a testa china e a lingua sciolta, voglio dire che hanno scelto il parlare, il lamentarsi, l’esibirsi in dotte dottrine politiciste piuttosto che organizzarsi.

Immanent.

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