Salerno antifa. Alfano I: l’assemblea cerca lo status quo

L’inutilità ed il danno delle assemblee, di qualsiasi assemblea, si scoprono nella lotta, nel confronto, nel pensiero, nell’organizzarsi e sopratutto nella vittoria delle lotte. E non si possono insegnare. Il loro superamento sarà sopratutto esperienziale. Quello che segue è il resoconto di una particolare assemblea, quella dell’Alfano I. E’ il disvelamento dei motivi e degli escamotage a cui il potere ha fatto ricorso per rendere inefficace questa assemblea. Ma questo non significa che sia nostra convinzione che possa esistere un’altra forma di assemblea che sia efficace.

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Dopo il presidio all’Alfano I, preceduto della vigliacca aggressione e della veloce e audace fuga dei fasci, salgono sul palco dello spettacolo mediatico e gestionale le rappresentanze istituzionali, il sindaco di Salerno e la preside dell’istituto.

Mentre le ragazze resistono, si organizzano e mettono alla berlina l’ideologia del machismo e la malattia della misoginia con i fatti, in modo immanente, forte e chiaro, mentre i fasci si nascondono terrorizzati, il sindaco e la preside si attivano per marginalizzare l’antifascismo e fermare l’agitazione studentesca, cercano, cioè, di recuperare l’antifascismo alla marcescenza politicista e istituzionale per restaurare lo status quo.

La preside, infatti, per allentare la pressione del presidio del giorno prima e calmare le acque, aveva detto ai/alle ragazzx dell’istituto che autorizzava un’assemblea, alla presenza del sindaco di Salerno. Ma la consumata manager non precisa il tipo d’assemblea, lasciando così lo spazio per il formarsi e diffondersi di un grosso equivoco. Senza che la preside l’abbia detto direttamente, i ragazzi capiscono che si tratterà di un’assemblea aperta. E questo  dicono agli altri studenti davanti alla scuola ed agli antifa venuti per il presidio.

D’altronde l’annunciata presenza del sindaco consolida l’equivoco. Il sindaco non è certamente uno studente dell’Alfano ed, altrettanto certamente, non ha alcuna giurisdizione sull’istituto. E questo rafforza nei ragazzi la convinzione che la partecipazione del rappresentante pro tempore della città intendesse anche l’apertura dell’assemblea alla città stessa. Anche la consapevolezza che le ignominie commesse all’Alfano non sono un problema esclusivo dell’istituto ma un problema che investe tutta la città, contribuisce a diffondere ancor di più l’equivoco, generato (inconsapevolmente o no) dall’esperta manager alfaniana.

Così i ragazzi diffondono la notizia: Contro il fascismo, assemblea aperta all’Alfano I. E su questo fanno il passaparola, intervengono sui social, scrivono e diffondono volantini e manifesti preparando la partecipazione antifa.

Invece si sono trovati “ad un’assemblea scolastica convocata per discutere di libertà e lotta alla violenza” come scrivono i giornali. E cosi gli antifa la mattina sono stati bloccati da un mucchio di poliziotti in borghese perché: “L’assemblea era riservata ai rappresentati di classe, al management della scuola e al sindaco”.

E naturalmente e democraticamente l’assemblea chiusa alla città era aperta e strapiena di telecamere e scribacchini col compito di inneggiare al protagonismo e al ruolo inestimabilmente prezioso del sindaco e della preside.

E naturalmente e democraticamente l’assemblea si è svolta, come ai tempi del Duce, in perfetto ordine gerarchico, con interventi filtrati e selezionati, facendo passare le ragazze come vittime impotenti e consigliando loro, nei fatti, di starsene a casa a fare la calza che tanto ci pesano loro.

E naturalmente e democraticamente ci penseranno come hanno fatto fin’ora.

E naturalmente e democraticamente nell’assemblea sono scorsi fiumi di retorica inconcludente sulla “libertà” e sulla “lotta alla violenza”.

E naturalmente e democraticamente questa retorica magniloquente non ha chiarito di quale libertà e violenza si parlasse. Forse parlavano della libertà di circolazione dei fasci e della lotta all’autodifesa delle donne e degli ultimi? Certo è che la parola antifascista è stata quasi sempre latitante e sicuramente del tutto nella bocca del sindaco e della preside e dei loro accoliti.

E, naturalmente e democraticamente, durante l’assemblea alcuni studenti hanno consegnato al sindaco un documento contenente la “richiesta di modifica del Regolamento Comunale in materia di manifestazioni ed occupazione di suolo pubblico per frenare chiunque tenti di imitare gesta e modalità del disciolto Partito Fascista”.

E, naturalmente e democraticamente, l’assemblea si è conclusa con un diktat molto in voga nel ventennio fascista: vi manderemo la polizia davanti alle scuole.

Insomma gli studenti e le ragazze ribelli sotto controllo della polizia e nessuna atto contro i fasci. Anzi esaurendo i loro desideri. Quelli gridati con rabbia e bracci tesi contro le ragazze.

Alcuni antifa dovrebbero essere più vigili e riflessivi quando si rapportano con le istituzioni. Dopo questa assemblea sono più deboli ed i fasci possono ringalluzziti e ricominciare a idiotizzare, sentendo parlare di ordine e polizia.

Sembra però che si cominci a parlare di uno sciopero degli studenti da organizzare dopo le feste. Uno sciopero necessario perché i misogini non devono più nuocere. In nessun luogo, nessuna strada, nessuna scuola, ci deve essere spazio per chi semina e alimenta odio contro le donne e gli ultimi. E l’insurrezione gialla in Francia è un buon auspicio per la riuscita di questo blocco delle scuole salernitane.

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P.s: Sembra che l’assemblea abbia sottolineato delle lacune culturali su fascismo e violenza dei nostri educatori, manager e politici. Possiamo permetterci di consigliar loro la lettura di libri come Psicologia di massa del fascismo di William Reich, di libri Come si cura il nazi di Franco Berardi Bifo e di Sulla critica della violenza di Walter Benjamin?

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