Odio

dott. nessuno

ODIO

Odio chi gestisce 
l’ossimoro della mia vita 
riducendola a merce.

Odio il denaro.
Il loro Dio onnipotente, 
onnipresente 
totalizzante,
che sfrutta, 
opprime 
e massacra i corpi
sclerotizza le menti,
rende irrespirabile l’aria, 
imbevibile l’acqua 
e sterile la terra.
Simulacro trascendente 
assimilatore del vivente e del mondo.

Odio gli agenti,
consapevoli ed inconsapevoli,
della sua religione 
senza salvezza ne apocalisse,
senza inizio ne fine,
senza vita vivente.

Odio la religione del capitale
che celebra il trionfo 
dell’eternità del presente 
e del nulla nullificante,
dell’insipido e dell’insapore,
della inconsistenza piatta 
di un’immagine senza profondità.
Sempre ricolorata,
rinnovata 
esposta in vetrine luccicanti,
palchi illuminati 
e schermi ipnotizzanti.
E sempre vuota.

Odio il sacro 
senza sacralità,
il profanare 
senza profanazione,
il deperire
senza divenire.

Odio la mortificazione 
dell’immanenza
dei corpi,
delle menti 
e dei mondi
sublimati in algoritmi finanziari, 
ideologici,
rappresentativi e relegativi
che alimentano 
apparati di cattura,
e dispositivi di controllo.

Odio uomini e donne 
di questa religione,
universale ed egemonica,
di qualunque genere 
e specificità.
Sessuale,
culturale o selvaggia,
tecnica o scientifica,
letteraria o artistica,
militare o civile,
guerrafondaia o pacifista,
sociale o nichilista,
morale o amorale,
politica o qualunquista,
burocratica o informale,
intelligente o idiota,
sapiente o ignorante,
che sia.

Odio queste marionette,
che si legano 
a filo doppio col capitale
pensando di vivere esemplarmente.
Interpretano dei ruoli 
e si illudono 
di essere veramente quello che recitano,
sceneggiano movimenti credendo di viverli,
si mascherano 
pensando di ingannarci
o costretti dalla loro impotenza, 
dal non saper e far nulla.

Li odio tutti 
indistintamente.
Occidentali od orientali
bianchi o neri, 
gialli o a pallini,
“vivi”, 
agonizzanti o morti.
Gestiscono l'ossimoro,
l'impenetrabile del vivente,
convinti di vivere.
  
Odio i capitani d’industria,
di finanza e di Stato
di eserciti e di partiti,
di bottega e di palazzi
di istituzioni, chiese e sette.
Qualsiasi spettacolo mettano in scena
in qualsiasi algoritmo siano.
E odio la loro corte di lacchè che li serve.

Invece... invece
 
amo i capitani di ventura
e ancor di più 
se non lo sono.
Amo chi vive vivendo
usando corpo e mente 
e quello che il mondo offre
con intensità reali 
e passioni irrefrenabili.
Con povertà di cose 
e ricchezza di relazioni,
con assalti e desideri,
con sconfitte e vittorie.
Qualsiasi vita vivano 
in qualsiasi divenire e prassi.

E amo chi insieme si organizza.

Luglio 2018
Precedente Tritone, la Stasis e Salerno Successivo Inno a epiche gesta futuriste del terzo millennio