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Mille juorn buoni per tutte le Ciampe

dott. nessuno

Rocco Hunt ha superato la selezione per le finali a San Remo ed ha vinto.

Non gli basta più “Nu juon buono”, da oggi ne occorreranno mille e mille di juorn buoni per Rocco e per la Salerno della “ciampa i cavall” e per tutte le periferie sconnesse della zona orientale e non della città.

La “ciampa…” con Pastena, Mariconda, Santa Margherita e Torrione sono i quartieri orientali di Salerno. Il teatro delle prime imprese e della formazione di Rocco e di alcune altre crew rap salernitane.

Santa Margherita è il suo quartiere, ma è nel rione ‘Zevi’ che si è costruito il suo ‘giro’. Nell’uso comune dei salernitani, questo rione, è chiamato “a’ ciamp i cavall” per via della sua forma architettonica che assomiglia ad uno zoccolo di cavallo.Così è stato voluto da Bruno Zevi che, anche qui, sperimentò praticamente il suo ‘No all’architettura della repressione, classicista, barocca, dialettale. Si all’architettura della libertà, rischiosa antidolatria creativa…’ (da ‘Zevi su Zevi: architettura come profezia.’ 1993).

Niente a che vedere con i deliri delle architetture neofascistizzanti postmoderne dei ‘Crescent-i’ della Salerno contemporanea. “A ciamp”, infatti, è un quartiere popolare mentre le ultime costruzioni pubblico-private sono, invece, un covo di milionari.

Queste origini e questa formazione rendono vana la pomposa retorica ufficiale dei politicanti salernitani ed i ‘mainstreamer’, locale e non, che con le affermazioni nauseabonde del loro leader tentano di catturare ed imbrigliare le ‘rime proletarie’ nell”ordine politichese’ che da decenni domina questa città.

“Un salernitano a Sanremo 2014. Applaudiamo e sosteniamo tutti Rocco Hunt. Aiutiamolo a realizzare il suo grande sogno. Forza Rocco, orgoglio di Salerno!”. Ha proclamato ayatoqquah De Luca ai quattro venti.

Ma la sua Salerno non è quella del rap.

Alla sua Cittadella giudiziaria, quando mai sarà ultimata, i rapper ci andranno solo come imputati, insieme ai loro amici writers anche loro perseguitati e oltraggiati nella loro arte dalla furia fondamentalista che colonizza Salerno.

Mentre al Crescent i rapper metteranno piede solo per essere sfruttati come camerieri insieme ai proletari della “Ciampa”.

I rapper sono i figli, i nipoti, gli amici degli operai licenziati dell’Essentra, dell’Antonio Amato, delle Antiche ceramiche D’Agostino e delle tante altre fabbriche abbandonate, dismesse, chiuse e/o regalate ai grandi ‘prenditori’ amici degli amici che ne hanno fatto attività speculative e reddituali.

I rapper salernitani già partoriscono rime di ‘ire originarie’ a fianco dei lavoratori in lotta della nostra Centrale del latte contro la sua vendita e la sua conseguente e ‘necessaria’ chiusura per ragioni neoliberiste.

I rapper salernitani quando hanno dovuto raccogliere coraggio, imparare, scegliere, formarsi e sperimentarsi hanno trovato aperte le sole porte di un centro sociale, di un garage o di un locale di periferia.

Le locandine, i manifesti di Rocco abbelliscono le vetrine di bar, degli esercizi artigianali, delle pescherie di periferia, delle bancarelle e dei mezzi di trasporto degli ambulanti e non le vetrine del centro.

“Nu juorn buono” ha rime per le sofferenze, le emarginazioni e per “la terra del sole” non per la “terra dei fuochi” dei comitati di affari ed ha un “accento” unico e particolare “che si deve sentire”. Ed infatti “Nu juorn buon” è augurato “a Gennar ca avut u creatur / pu i pisciaiuli / pu i fruttaiuli / pu tutt a gente ru rione”.

E’ un linguaggio che non ha nulla a che vedere quelli striati e omologati dai canoni neoliberalisti della globalizzazione della Salerno dei ricchi e dei potenti guidati dall’ayatoqquah.

I “juorn buoni” non possono essere per tutti. O sono buoni per i ricchi e potenti o sono buoni per i proletari e le moltitudini. Non lo possono essere per entrambi.

E’ così. Nonostante quello che vogliono farci credere.

2014