Un pò Del terrorismo come una delle belle arti

di Mario Perniola

Abbiamo scelto di onorare la morte del filosofo pubblicando stralci di un suo recentissimo libro, Del terrorismo come una delle belle arti. Storiette, edito da Mimesis nel 2016, poichè in esso vi è una sorta di autobiografia impersonale dell’autore. Gli stralci sono estratti dal capitolo “Storietta dell’amico condannato a morte”. Immanent.

“… L’inizio e la fine della nostra amicizia sono collegati con l’Internazionale Situazionista, un gruppo d’avanguardia formato per lo più da francofoni, famoso per le sue espulsioni infamanti. In realtà, i situazionisti passavano per dei “buoni” (come i surrealisti da cui mutuavano molti aspetti ma con minor fortuna) si limitavano ad insultare e denigrare, ma non condannavano a morte nessuno.  

Il nome del vostro amico stava scritto nell’elenco di quanti ricevevano la rivista dell’Internazionale Situazionista; tale elenco era ordinato in dieci liste disposte per ordine di importanza. Esso era una specie di Baedeker per simpatizzanti degni di fiducia; chi lo deteneva poteva circolare attraverso molti paesi e molte città, trovando da ogni parte qualcuno che lo ospitasse o lo aiutasse in qualche modo. Vi trovavate in quell’epoca nella stessa situazione degli aristocratici del Settecento che avevano in ogni luogo un punto di riferimento sicuro. Il vostro amico era appunto uno dei pochissimi destinatari della rivista a Roma.

Anche la conclusione della vostra amicizia è connessa ai situazionisti, i quali essendo, come ho detto, dei “buoni”, furono colpiti nei loro affetti familiari dalla malavita organizzata. Un giorno riceveste una telefonata da Debord in cui vi comunicava che la sorella di un situazionista era stata avvicinata a Barcellona da un  losco individuo che l’aveva convinta a seguirla a Roma con la promessa di un lavoro non meglio specificato; si sospettava che questo fosse il primo passo che portava dritto filato alla tratta delle bianche. Questa supposizione si rivelò quanto mai fondata. Il vostro amico e voi andaste all’albergo di via Veneto in cui la ragazza aveva passato una settimana, ma ovviamente i gestori si rifiutarono di rivelare il nome della persona con cui stava. In seguito il vostro amico scopri in via Lombardia la sede dell’organizzazione: foste ricevuti da una segretaria che con un fare molto manageriale affermò candidamente di non sapere dove la sorella del situazionista si trovasse; in ogni caso nè voi nè suo fratello avreste dovuto preoccuparvi perchè la ragazza stava svolgendo il suo lavoro da qualche parte d’Italia. Questo consisteva nel vendere abbonamenti a riviste straniere a facoltosi professionisti di città di provincia. Dinanzi alle vostre energiche rimostranze la segretaria rispose, contraddicendosi, che i vostri messaggi le sarebbero stati trasmessi quanto prima! Dopo ulteriori indagini e proteste, risultò che la ragazza stava in un certo albergo molto lussuoso di Pisa sotto il controllo di un sudamericano e di un filippino. Così il lavoro di intelligence  era finito. Bisognava passare all’azione: andare a Pisa, affrontare faccia a faccia chi la teneva, prendere la ragazza e accompagnarla alla frontiera con la Francia. Al drappello romano costituitosi per la bisogna, i situazionisti raccomandavano di farsi accompagnare da un “uomo di mano”, che era da loro individuato in un austriaco espulso dalla Francia per motivi non politici (non avete mai saputo quali). Questi – guarda caso – aveva aperto una boìte de nuit proprio a dieci metri dal portone della vostra casa. Anche per questa ragione trovaste subito il vostro “uomo di mano”, il quale si rivelò subito molto alla mano, vi offrì vari boccali di birra e garantì la sua partecipazione. Ma all’appuntamento convenuto per andare a Pisa non vennero nè il vostro amico, nè l”uomo di mano”. L’azione fu felicemente condotta a termine; le previsioni si rivelarono esatte; il sudamericano ed il filippino fecero molte resistenze alla consegna della ragazza, i cui racconti confermarono i peggiori sospetti. Quando la ragazza arrivò a Parigi riveste questo telegramma:

CHER MARIO STOP ANIMAL BIEN ARRIVE STOP MERCI STOP SANS TEMPS MORTS SANS ENTRAVES STOP RENE (nel libro il telegramma è in foto ndr).

Tuttavia il vostro amico fu espulso dalla vostra amicizia; però senza condanna a morte, nè ingiurie infamanti.  …”

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