Strage di Genova: inzuppare nel sangue comune

dott. nessuno

Renzo Piano regala il progetto per un nuovo ponte ai suoi amici del Comune di Genova. Anche lui si butta nella festa della shock economy. Anche lui non resiste a fare marketing di sè stesso su un massacro. Anche lui vuole inzuppare il pane nel sangue comune proletario.

Non basta che il governo si rivolga agli stessi che hanno causato il disastro per finire di abbattere il ponte, dopo aver incassato gli applausi per le dichiarazioni della revoca immediata delle autorizzazioni ai gestori dell’autostrada. Ci vuole anche un architetto di fama mondiale che non si sazia nemmeno dopo essere stato nominato senatore a vita dal sovranista nazionalsocialista Napolitano – lo sterminatore dei comunisti rivoluzionari prima in nome della via italiana al socialismo, poi in nome dell’unità nazionale per i sacrifici degli operai e dei proletari e poi per conto della BCE negli interessi della patria italiana dei padroni delle aziende e dei boiardi di Stato – nemmeno dopo averlo devoluto in borse di studio per i più promettenti giovani architetti, per farli lavorare a gratis per lui.

Per carità non sto parlando di sfruttamento novecentesco, sarebbe troppo volgare, non consono ai sinistrati. Questi sono culturalisti, intelligenti e postmoderni. Lo  fanno in modo immateriale, con grazia, in stile jobsactista: basta che i neoarchitetti diano al democratico Renzi le loro tesi di laurea. E lui, per ringraziarli, si farà ragguagliare sulle sulle loro ricerche. E gli illusi dalla meritocrazia gli forniranno tutti i dettagli, i particolari ed i riferimenti bibliografici non inclusi nelle tesi. E lo squisito e generoso Renzo sarà aggiornato a gratis sulle ultime idee e le innovative ricerche e le loro nuove modalità e le metterà in produzione. E con una parte del ricavato dal rinnovato successo farà un’altra donazione come sopra.

E così via fino alla morte e oltre. Passando l’eredità del ‘genio’, dello studio e delle sue  ricchezza per la riproduzione del potere, della fama e delle relazioni con i politici passati, presenti e a venire, a figli, nipoti, parenti, amici e a discrete corti plaudenti sempre adeguate allo standard culturalista democratico, cioè di felici contemporanei nel presente del capitale.

Un’ultima cosa: un grande architetto sarebbe veramente grande se si dimettesse da senatore a vita lasciando perdere le borse di studio per far spazio all’intelligenza tecnico-scientifica dei giovani. Questo sarebbe di una qualche utilità, invece di prendere soldi dallo Stato per investirli nel sembrar grande. Fingendo di non sapere ciò che è ovvio anche all’ultimo addetto ai lavori di questa tipo: il costo di un progetto è irrilevante rispetto all’esecuzione del progetto stesso.

Comunque niente di nuovo sotto il sole. Questo meccanismo si chiama sussunzione capitalistica o sfruttamento estrattivo.

Come sempre restiamo in trepidante attesa dell’eloquio di Fusaro – il lacchè della gendarmeria dei sacri confini dello Status quo del capitale – per svilire anche questa verità in una proposizione ideologica insensata, inutile e dannosa elucubrazione nazionalsocialista.

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