INFAMI CLASSISTI

dott.nessuno


Gennaio 1848. Con l’inizio del nuovo anno, l’Impero istituisce a Milano una nuova tassa, riservata al tabacco e all’alcool. I meneghini… attuano lo sciopero del fumo. La reazione dei governanti è immediata. Viene emanato un decreto che minaccia gravi punizioni per i cittadini che proibiscano ad altri di fumare, dopodiché vengono mandati in città i soldati, a provocarli. Gli scontri sono inevitabili. Atti di violenza in cui si muove a suo agio “la iena”: il commissario Bolza. Morti, feriti, arresti… da Le 5 Giornate – La rivolta del tabacco di Enzo Milano


Lo sappiamo bene che per tre quarti sono una neo “casta” e per un altro quarto dei vecchi volponi politicanti. Questi ultimi sono peggio di quelli che ci hanno governanciato* (coniugazione volgare di praticare governance) negli ultimi decenni producendo uno sfracello tale da far apparire persino dei fasci postmoderni come persone quasi normali.

Stiamo parlando della composizione governamentale che presume di guidarci.

Abbiamo usato l’inconsistente ed inutile parola casta, perchè è la stessa che i tre quarti di onorabili onorevoli a 5 stelle utilizzavano a schiovere (in modo continuo, inopportuno e sbagliato) gridandola indignati ai quattro venti, per farci fessi ed arrivare ad occupare lo stesso posto della stessa casta che dicevano di aborrire. Per sistemarsi, per fare la loro fortuna. Un rampantismo plebeo  camuffato da impegno politico, per lo più praticato con chiacchiere politiciste. Con qualche eccezione.

Questi bellimbusti essendo neo-casta sono inesperti ed ignoranti, o semplicemente degli idioti ed imbecilli come cominciano a sospettare in molti, ma anche nella loro pochezza avrebbero dovuto pensare bene da chi prendere i soldi per fare i bellilli (i belli a spese degli scemi) sulle loro comode poltrone, in televisione ed in rete.

Aumentare il tabacco è un’imposizione classista ed iniqua perché venti centesimi in più o in meno hanno un valore ed un peso diverso nelle tasche di un disoccupato o in quelle di un ricco. Un aumento indiscriminato su un consumo di massa, come è ancora il tabacco, significa che i tassati sono sostanzialmente i proletari, con una percentuale incalcolabile ed impercettibile per i ricchi. Le casse dello Stato con questo tipo di tassazioni sono riempite sostanzialmente da gente comune. Ed i ricchi ne sono, praticamente, esentati. Questo per l’irrisorietà del prelievo per i ricchi che invece per i proletari, a lungo termine, diventa ragguardevole in rapporto alle loro risorse economiche.

Siamo così alle solite. Quando si fa una legge legge uguale per tutti e tutti non sono uguali, i meno uguali pagano anche per i più uguali.

In questa ottica non abbiamo niente da ridire sulla condotta dell’altro quarto dei compagni di merenda dei 5S. Questi sanno fare bene il loro mestiere. Quello del Robin Hood alla rovescia. Rubano ai poveri per dare ai ricchi.

Però di una cosa siamo certi.

I 5S hanno stregato una parte considerevole dell’elettorato con il dispositivo linguistico del reddito di cittadinanza. Ma quando, dopo anni di chiacchiere, il loro fantasmagorico reddito di cittadinanza diventerà operativo, sarà evidente a tutti che è un’altro obolo lavorista, come quelli precedenti. Sarà evidente che è un’altro  tentativo di aumentare la sudditanza allo Stato ed il ricatto dello stato di cose presenti. Si tratta di un ennesimo contributo alle imprese e al parassitismo di Stato – le uniche assunzioni con un salario vero, anche se a termine, saranno quelle dei cosiddetti navigator. E così quando finirà pure questo immondo spettacolo di chiacchiere generato da parole che hanno assunto un valore metafisico, trascendentale e magico, senza nessun rapporto con la realtà e la sua materialità – le parole che formano reddito di cittadinanza – ciò che per anni è stato presentato come squisita cioccolata si rivelerà per quello che è veramente, una rivoltante merda. 

Perchè se si disegna una pipa non avremo una vera pipa. Ed anche sproloquiando, sotto i riflettori del potere di reddito di cittadinanza, non si avrà un vero reddito di cittadinanza. E quando si scoprirà il gioco qualcuno, inevitabilmente, presenterà loro il conto.

Da parte nostra non è abbiamo, allo stato, molte alternative a quella di organizzarci affinché il conto quando sarà presentato sia riscosso e che sia più salato di quello che stanno presentando i Gilets Gialli in Francia. E se questo conto non verrà, nemmeno stavolta presentato, sarà comunque meno dannoso aver coltivato questa illusione invece che scimunirsi (divenire scemi) per decenni appresso al cretinismo parlamentare e alla sovranità nazionale.

P.S.: Avvertenza per i sinistrati che da spocchiosi e moralisti, quali sono, faranno gli ironici sui venti centesimi d’aumento sul pacchetto di sigarette e sull’inutilità e il danno del vizio del fumo: non c’è niente di più inutile, dannoso e vizioso della rappresentanza, sopratutto di quella della (presunta) politica. E ricordino inoltre che ai proletari, con o senza lavoro, a volte mancano proprio venti centesimi per comprare il latte alle loro creature (i figli).

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