Il naufragio dei migranti e la simulazione dei politici

di Franco Piperno

1 – La qualità del ceto politico che ci governa emerge tutta intera, con la sua tragica pochezza, nella questione delle migrazioni di massa verso il nostro paese. Si badi, non si tratta tanto delle fumanboliche e pasticciate soluzioni avanzate quanto e ancor più della rappresentazione del fenomeno quale appare nel discorso pubblico.

2 – Così capita che capi di governo, e similiari, attribuisca agli “scafisti” – più o meno associati ad organizzazioni criminali, più o meno trafficanti di carne umana, più o meno schiavisti – oltre ai naufragî, addirittura la responsabilità dello stesso fenomeno migratorio. Detto altrimenti, secondo questi, sarebbero gli scafisti a indurre nei migranti un desiderio di migrazione: una sorta di offerta che crea la domanda. Il che equivale a pensare che sia il contrabbandiere di sigarette a creare il fumatore; e non viceversa.

3 – Gli scafisti non fanno altro che rispondere ad una richiesta di mercato nei modi propri dell’attività imprenditoriale. Di conseguenza, c’è da giurarci, per ogni scafista arrestato, ve ne sono dieci potenziali pronti ad improvvisarsi tali.

3 – Il punto è che il migrare, vero e proprio attributo della specie, non è provocato se non in misura irrisoria dalle guerre, le tirannie e men che mai dalla fame – basta ricordare come a migrare non siano i disperati, i più indigenti, ma gli speranzosi, quelli che dispongono di un piccolo capitale finanziario che li rende nei paesi d’origine una sorta di classe media.

3 – A riprova di questa affermazione, sta la circostanza che la migrazione di massa non è una particolarità mediterranea ma investe l’intero pianeta – gli indonesiani verso l’Australia, i sudamericani verso gli USA, gli angolani verso il Sud Africa, i vietnamiti verso il Giappone è così via.

4 – La grande migrazione è avvenuta tante e tante volte nella storia dell’umanità – ogni volta con una propria causa ed una adeguata forma. Nel nostro tempo, si presenta come un esodo dai paesi a regime “precapitalistico” – e industrialmente poveri – verso il mondo a tardo capitalismo dove la relazione mercantile domina su ogni tipo di rapporto inter-umano. Va da sé che questo esodo per risalire il gradiente di ricchezza mercantile è all’opera da secoli; ma quel che di nuovo è accaduto, sì da segnare la nostra epoca, è che, finita la guerra fredda, il mercato mondiale si è allargato ed unificato oltre ogni misura, finendo con l’ingoiare pressoché il mondo intero.

5 – In altri termini, l’invasione planetaria del mercato capitalistico non ha solo comportato l’abbandono di forme di produzione che avevano assicurato per secoli le sovranità alimentari: degradandole così a folklore usi e relazioni non mercantili. Questa invasione è riuscita a penetrare nell’interiorità, a colonizzare le coscienze di centinaia di milioni di esseri umani fino ad alienare in qualche modo l’immaginario originario con quello prodotto e riprodotto dal sistema capitalistico, quello che identifica la felicità con la capacità di consumare, con l’arricchirsi di valori di scambio.

6 – Per chiudere senza concludere, se l’esodo, indotto dall’unificazione del mercato mondiale, di milioni di potenziali consumatori dai luoghi d’origine verso il ‘mondo ricco’; se questo flusso migratorio, come tutto lascia credere, è un fenomeno secolare, non v’è alcun potere statuale in grado d’arrestarlo; anzi, ogni tentativo chirurgico d’usare la forza per contrastarlo, non farà che aumentare inutilmente la sofferenza dei migranti, e ricoprire di vergogna il ceto politico che ci governa.

Aprile 2015

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