I salvatori de L’unità

dott. nessuno

Lelle Mora è un’ottima candidatura per la direzione de L’Unità.

La candidatura del soggetto è al livello che il giornale raggiunse già negli anni ’70: forcaiolo, antesignano del complottismo (processo 7 Aprile 1978), complice della balena bianca, la DC, della grande borghesia italiana, servo dell’imperialismo yankee, promotore fautore e protagonista dello Stato d’eccezione contro la rivolta di quegli anni, cantore dei sacrifici per i proletari e dei profitti per i padroni, delatore, sgherro e spione in fabbrica e nella società.

Se il Mora sarà lungimirante si farà accompagnare nell’impresa da Corona, suo vecchio amico e da Asia Argento, colpita da profonda passione per il Corana ultimamente, per il giornale sarà il giusto e dovuto epilogo. Per L’Unità sarà la conclusione di un lungo percorso editoriale intrapreso negli anni ’70. Finalmente e coerentemente.

Se qualcuno si dispiacerà di questa ingloriosa (ma coerente) fine del giornale fondato da Gramsci, certamente non sarà certo un gramsciano. “Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri…” ha detto Gramsci. Esattamente il contrario di ciò che L’unità ha praticato, almeno dagli anni ’70 del secolo scorso. Infatti fu in quegli anni che Gramsci si rivoltò nella tomba vedendo come avevano ridotto il suo giornale, di come il piombo del suo inchiostro fu usato contro i proletari. Oggi invece il filosofo, che tra l’altro era anche sarcastico, riderebbe allegramente sulla faccia di questi maledetti sinistrati. Poiché già da allora aveva intuito a cosa avrebbero portato quelle scelte. Sapeva che il guaio era stato fatto in quell’epoca e che si trattava di un crimine irreparabile.

L’unità ha dato il suo contributo per arrivare a quello che è l’oggi, facendo versare lacrime, sudore e sangue a tanti, troppi comunisti rivoluzionari. Decine di migliaia… meritandosi Lele & C.

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