2019 UN’ANNO SENZA PARI?

Report dall’assemblea delle assemblee di Commercy dei Gilets Gialli

[da lundmatin#176 del 31 gennaio 2019] [Photos – Olivier Saint-Hilaire / Haytham picture] [traduzione dott.nessuno]

* * *

«Un successo d’affluenza», Médiapart (1)

«Una solidarietà infallibile», Libération

«Dibattito pubblico», la Croix

«Un’ assemblea di tutta la Francia che propone un appello comune», le Monde

Fortunatamente, non è un dibattito nazionale.

Le lodi in calce sono per l’iniziativa dei Gilets Gialli di Commercy, piccola località a cavallo della Meuse, il cuore del Grand-Est. L’idea? Organizzare una grande assemblea delle assemblee, col fine fare un coordinamento del movimento e di tracciarne gradualmente i contorni, i desideri e la capacità d’azione. Il tutto nel rispetto più scrupoloso possibile dei principi della democrazia diretta.

In un momento cruciale per il movimento dei Gilets Gialli, dopo due mesi di mobilitazioni, l’iniziativa di Commercy traccia un percorso singolare. Di fronte all’emergere di portavoce autoproclamati che intendono legittimarsi attraverso i social network, dagli schermi televisivi o con delle liste elettorali, i Gilets de Commercy scelgono l’orizzontalità e l’autonomia locale. Perché non proporre al movimento una organizzazione che non sia strutturata dall’alto o integrata al sistema politico? Una terza via, quella di Commercy. 

TUTTE LE STRADE PORTANO A COMMERCY

Sembra una scommessa folle eppure decine di delegazioni hanno risposto alla chiamata, scelte dalle loro assemblee col voto o col sorteggio e vincolati a mandati diversi da una o dell’altra rotatoria. Bouches-du-Rhône, Ariège, Nantes, de Saint-Nazaire, Poitiers, Grenoble, Vigan, Bordeaux, Toulouse, Strasburgo o Ile-de-France, una buona parte di queste 75 delegazioni è arrivata il giorno prima, dopo aver attraversato tutto il paese. Spesso le spese sono state finanziate dalle casse di solidarietà locale.

Sabato di buon mattino. La piccola sala delle feste di Sorcy-Saint-Martin, a qualche km da Commercy, vola ed irraggia flou. E’ affollata da almeno 400 persone, molti di più della capacità del posto. C’è un gran numero di giornalisti. L’atmosfera è elettrica: il caffè non è ottimo, ma le speranze sono immense. In strada, un amico non ha  fatto che ripetere: «Per quello che vedo, si parlerà dell’appello de Commercy nei libri di storia. Questo può essere un evento storico», per poi continuare con un: «Si, è sicuro» per poi ricominciare da capo.

La storia resta da scrivere, ma secondo gli organizzatori più ottimisti, la sala municipale ne potrebbe contenere già «un bel pò». Ciascuno prende posto sulle sedie di plastica secondo la propria provenienza. Due ombre sembrano librarsi sui partecipanti. Il giuramento di Jeu de Paume (2) e la Rivoluzione del 1789 ritornano sotto il pergolato dove si va per fumare una sigaretta riparandosi dalla pioggia. Stiamo assistendo ad un trasferimento di sovranità e sacralità simile a quello dell’estate del 1789? Ma vi è anche un altra ombra che aleggia a Commercy, anche se è meno fitta, ma comunque indispensabile è quella del comunitarismo libertario, il modello dell’ecologista americano Murray Bookchin basato sulla democrazia diretta a livello della comune, che i Kurdi tentano d’instaurare in Rojava, il Kurdistan siriano. All’inizio del pomeriggio, quando finalmente comincia l’assemblea, tutti i delegati, a uno a uno, illustrano le loro mobilitazioni, la storia delle loro rotonde, la nascita delle loro assemblee ed anche delle loro difficoltà. Tutti hanno la consapevolezza che un’altro destino in comune è possibile, quando ci si accorge che non si è più soli, quando si organizza se stessi. Ci salutiamo con un forte applauso. Poi quelli di Saint-Nazaire ci sorprendono con la notizia dell’apertura di una Maison du Peuple, uno squat che funge da cuore logistico della mobilitazione nella città portuale, mentre ci parlano di cucina da campo o progetti d’autonomia alimentare. Si scambiano i numeri insieme alle buone pratiche.

Ma occorre concretizzare. Si deve produrre o no un testo comune, anche solo in linea di principio? Alcuni delegati si ribellano. «Non era previsto!». «I nostri mandati non ce lo consentono». «Non possiamo firmarlo». Un problema su tutti, è inevitabile: come definire questa assemblea? Quali ambiti attribuirle? Nessuno lo sa, quindi devi discutere e convincerti. Occorrono delle ore. Ci si stanca, alcuni sono assaliti dal dubbio. E se l’iniziativa non portasse a niente di concreto? Il ricordo dell’incompiutezza della Nuit Debout e della sua marcescenza «assemblearista» ci entra in testa. Dopo ore di discussioni si trova un accordo, basato sul principio di una convalida dell’assemblea delle assemblee a posteriori dalle assemblee locali, senza dimenticare le possibilità di emendamenti e di proposte. Si fa quasi notte è non è stato ancora discusso alcun punto all’ordine del giorno e l’assemblea è esausta. Ma dopo tutto la democrazia potrebbe essere così.L’idea di un testo s’impone, ma per metterci cosa, esattamente? Il lavoro preparatorio dei Gilets Gialli di Commercy è stato colossale, sopratutto per il numero dei reclami. Un doppio foglio giallo pallido contiene una minuziosa tabella, una sintesi di centinaia rivendicazioni raccolte, classificate per ordine d’importanza e di frequenza. Sembra risultare che la gente che si mobilita abbiano molto più in comune di quella che appare: la ridistribuzione delle ricchezze, il diritto ad una vita dignitosa, la conservazione dell’ambiente, la fine dei privilegi, il rifiuto dell’abbandono del mondo rurale e dei quartieri popolari, il miglioramento dei servizi pubblici, il referendum d’iniziativa popolare, la conservazione di una autonomia a livello locale, la condanna della repressione, ecc. Queste constatazioni rassicurano i delegati recalcitranti consentendoci di lavorare con una voce comune, con la riserva di una futura approvazione delle loro assemblee.

Mentre la giornata si consuma, giungono le notizie delle manifestazioni del giorno da tutta la Francia. Sono poco evocate, ma occupano lo spirito e si sentono nei tempi di pausa. La notizia più grossa è quella del ferimento di una figura del movimento, Jérôme Rodrigues, a piazza della Bastiglia a Parigi. Anche se sono in pochi a sapere davvero chi è, tutti concordano che il governo ha sferrato un brutto colpo. «Sono completamente pazzi, non conoscono limiti» grida rabbiosa una lionese.

ANCORA DIBATTITO, SEMPRE DIBATTITI

E poi c’è questa aggressione violentissima ai militanti del NPA(3) da parte di un gruppuscolo fascista parigino – il video circola sui social. Questa notizia genera una discussione focosa che diventa il centro dell’attenzione generale. «Bisogna prendere una posizione precisa contro l’estrema destra» s’indigna uno dei delegati.

Altri sono contrari: «Il movimento è e deve restare senza etichette».

C’è qualche spintone. L’atmosfera si surriscalda. Si giunge ad una distinzione fra l’estrema destra ed il gruppo fascista dell’aggressione. Ma non è solo questo che scalda gli spiriti. La posizione da prendere nei confronti dei sindacati ha lo stesso effetto. Come rapportarsi con lo sciopero nazionale del 5 febbraio? Qualcuno fa dell’ironia sui tradimenti della direzione dei sindacati. Si concorda di convergere con la base in lotta.

Si continuano i lavori intorno ai temi strutturati da Commercy. Come  sostenere i rapporti di forza? Come organizzarci localmente? Come proteggersi dagli attacchi del governo, rafforzare la solidarietà e garantire la nostra autonomia? Quale posizione assumere rispetto al «grande dibattito nazionale»(4)? Dovremmo considerare una lista per le elezioni? Come essere più democratici possibili e sopratutto come continuare?

Era stata prevista una festa per la serata, ma viene dimenticata. Le discussioni durano fino a tarda notte. Alcuni dei delegati di tutta la Francia continuano il lavoro in piccoli gruppi, per elaborare un testo sulle indicazioni emerse dalle discussioni della giornata e sperare di farlo accettare all’assemblea l’indomani.

Domenica mattina, si presenta la proposta di un testo comune. C’è un’ovazione, ma la si ritiene insufficiente. Piovono emendamenti. Si decide di proporre una seconda versione, cercando d’integrare il massimo possibile. Scrivere o non scrivere? «Non bisogna confondere velocità e fretta» precisa una delegata venuto dall’Ovest. Un altro: «Una rivoluzione dura almeno 4 anni. Guardate il 1789…» Si, ma se dopo il week-end non abbiamo un testo almeno di principio la cosa apparirebbe avrebbe necessariamente un gusto del fallimento. Il dubbio trionfa.Quando i delegati ritornano al lavoro, l’assemblea si scinde in una moltitudine di piccoli gruppi di lavoro, tanti quanti i temi di riflessioni. E’ l’occasione per chi non ha potuto parlare o non ha avuto un tema su cui esprimersi. Il confronto è intenso, a volte molto animato. Bisogna attendere fino alla fine del pranzo per avere la mozione emendata e presentarla in assemblea. Si spengono i telefonini, ognuno immagina di aver catturato un momento storico. La lettura termina in un fragore di applausi. Il testo è adottato.

Rapidamente si fa un video. Tutti hanno capito, che affinché la storia ricordi cosa è successo in questa assemblea, è necessario che la sua esperienza arrivi a convincere le rotatorie, le assemblee e tutti quelli che si organizzano.

APPELLO DELLA PRMA «ASSEMBLEA DELLE ASSEMBLEE» DEI GILETS GIALLI

Dal 17 novembre, dal più piccolo villaggio, dal mondo rurale alla più grande città, ci siamo sollevati contro questa società profondamente violenta, ingiusta ed insopportabile. Non glielo lasceremo più fare! Noi ci ribelliamo a questa vita costosa, alla precarietà e alla miseria. Noi vogliamo, per i nostri cari, le nostre famiglie e i nostri figli, vivere con dignità. Ventisei miliardari possiedono quanto la metà dell’umanità, questo è inaccettabile. Condividiamo la ricchezza e non la miseria! Basta con le disuguaglianze sociali! Esigiamo l’immediato aumento dei salari, dei minimi sociali, delle indennità e delle pensioni, il diritto incondizionato all’abitare e alla salute, all’istruzione, ai servizi pubblici gratuiti e per tutti.

È per tutti questi diritti che quotidianamente occupiamo rotatorie, organizziamo azioni, manifestazioni e discutiamo con tutti. Con i nostri gilets gialli abbiamo di nuovo la parola, noi che non l’abbiamo mai avuta.

E qual è la risposta del governo? Repressione, disprezzo, denigrazione. Morti e migliaia di feriti, uso massiccio di armi da fuoco che mutilano, frantumano, feriscono e traumatizzano. Più di 1000 persone sono state arbitrariamente condannate e imprigionate. E ora la nuova legge chiamata “anti-casseurs” punta semplicemente a impedirci di manifestare. Condanniamo tutti gli atti di violenza contro i manifestanti che provengono dalle forze dell’ordine o da gruppetti violenti. Niente di tutto ciò ci fermerà! Manifestare è un diritto fondamentale. Fine dell’impunità delle forse dell’ordine! Amnistia per tutte le vittime della repressione!

E chi non sa dell’imbroglio di questo grande dibattito nazionale che in realtà è una campagna di comunicazione governativa, che strumentalizza la nostra volontà di discutere e decidere! La vera democrazia noi la pratichiamo nelle nostre assemblee, nelle nostre rotonde, non nelle televisori né su pseudo tavole rotonde organizzate da Macron.

Dopo averci insultato e trattato come meno di niente, ora veniamo presentati come una folla odiosa fascista e xenofoba. Ma siamo tutto il contrario: né razzisti, né sessisti, né omofobi; siamo orgogliosi di stare insieme con le nostre differenze, per costruire una società solidale.

Siamo forti della diversità delle nostre discussioni, in questo momento centinaia di  assemblee sviluppano e propongono rivendicazioni. Esse sono la democrazia reale, la giustizia sociale e fiscale, le condizioni di lavoro, la giustizia ecologica e climatica, la fine delle discriminazioni.

Tra le rivendicazioni e le proposte strategiche più dibattute troviamo: lo sradicamento della miseria sotto tutte le sue forme, la trasformazione delle istituzioni (RIC -Referendum d’Iniziativa Civica -, costituente, fine dei privilegi per i politici…), la transizione ecologica (precarietà energetica, inquinamento industriale…), l’uguaglianza e l’inclusione di tutte e tutti indipendentemente dalla nazionalità (persone portatrici di handicap, parità tra uomini e donne, fine dell’abbandono dei quartieri popolari, del mondo rurale e dell’oltremare…).

Noi, i Gilet Gialli, invitiamo tutti, ognuno con i propri mezzi, a unirsi a noi. Vi invitiamo a proseguire all’azione (atto 12 contro la violenza della polizia, atti 13, 14 …), per continuare le occupazioni delle rotatorie e il blocco della produzione, per costruire uno sciopero massiccio il 5 febbraio. Invitiamo a formare dei comitati nei luoghi di lavoro, nelle scuole e in qualsiasi altro luogo. Questo sciopero può essere costruito alla base dagli scioperanti stessi. Prendiamo in mano “gli affari nostri”! Non restate soli, unitevi a noi!

Organizziamoci in maniera democratica, autonoma e indipendente! Questa assemblea delle assemblee è un passo importante che ci consente di discutere le nostre rivendicazioni e dei nostri mezzi d’azione. Uniamoci per trasformare la società!

Noi chiediamo all’insieme dei Gilets Gialli di far circolare questo appello. Inviate la vostra firma a Commercy ([email protected]). Non esitate a discutere e formulare proposte per le prossime “Assemblee delle Assemblee”, su cui già stiamo lavorando.

Macron dimettiti! Viva il potere del popolo, per il popolo e dal popolo.

Appello dall’Assemblea delle Assemblee di Commercy per essere poi proposto alla sottoscrizione in tutte le assemblee gialle.

Note

(1) Mediapart è uno dei siti indipendenti più seguito in Francia.

(2) Jeu de paume è una sala del Palazzo di Versailles così chiamata perché adibita al gioco francese della pallacorda. Vi si riunivano i rappresentanti francesi del Terzo Stato. Nel 1789 Luigi XIV la fece chiudere per impedirne le riunioni. In questa occasione i rivoluzionari prestarono  giuramento (detto del Jeu de Paume) di non separarsi fino ad ottenere la Costituzione di Francia.

(3) NPA è l’acronimo di Nuovo Partito Anticapitalistico, una grossa formazione troskista francese.

(4) il “grande dibattito nazionale” è l’amo che Macron ha lanciato ai Gilets Gialli per ingabbiarli nella rappresentanza politicistica e del mainstream per arrivare ad assorbire e distruggere la potenza dell’insurrezione gialla.

 

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