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Emergenze, intervento pubblico centralizzato e potenza comune

neve

Foto. Gente comune che si libera da sola dalle calamità naturali

dott. nessuno
Resistere e combattere le emergenze, naturali e non, non può essere più solo un compito centralizzato. Una risposta efficace è la costruzione un’organizzazione immanente al territorio e comune all’umanità che non abbia nelle rappresentanze il suo potere costituente.

L’organizzazione di emergenza dev’essere immanente perchè deve nascere direttamente dal territorio, dalle cose e dall’umanità che viene colpita e non da sovrastrutture rappresentative.

L’organizzazione dev’essere comune perchè deve essere capace di innervarsi nella lotta alle difficoltà di vivere determinate dall’emergenza, trovando nelle risorse disponibili, nelle competenze, nelle conoscenze dei territori colpiti, nei saperi e nel lavoro vivo di chi subisce l’emergenza la potenza costituente per superarle.

Anche i media hanno dovuto ammettere, se pur fra i denti, che le risposte più efficienti all’emergenza sono state quelle di quando la gente ha reagito e si è data da fare. Nonostante abbiano, comunque, cooptato anche questo aspetto nello spettacolo rappresentativo.

Questa potenza comune è già in essere, rivelandosi in momenti parziali e contraddittori perchè compressa dalla rete di controllo politico in cui siamo sommersi e dalla speranza che qualcun’altro ci salvi come le istituzioni rappresentative che, invece, sono prassi inefficati, burocratiche che subiscono l’egemonia di interessi politici e di casta oltre a dipendere dalla confusione “teleideologica” che l’informazine crea costantemente.

Anche per combattere le emergenze servono nuovi dispositivi. Nuove istituzioni. Necessariamente del comune.

Le polemiche sulle colpe e sull’efficienza delle organizzazioni pubbliche diventano deliri inutili ignorando che, oggi, il pubblico ed il privato sono in marciscenza e vivono solo dello spettacolo della rappresentanza, alimentato da ingenti risorse economiche e politiche ma che oramai non sono piu’ in grado di produrre più quasi a niente.

Pubblico e privato hanno esaurito il loro compito storico e devono cedere alla potenza comune, come, secoli fa, il mondo aristocratico ha dovuto cedere alla loro potenza che innervandosi nel lavoro dei borghesi ha distrutto il potere del sangue aristocratico.

L’altro ieri il pubblico ed il privato erano potenza costituente (trasformatrice), poi ha vinto dappertutto ed è diventata potere costituito (stato) ed infine, oggi, è  marciscente.

Occorre aggredire le risorse pubbliche e private per renderle comuni. La storia deve continuare.

E’ l’ora del comune e della sua potenza. “Ci stà, si sente, la potenza del comune è immanente.”

14.2.2012