Crea sito

Chiunque sia di Genova sa… che siamo a fine epoca

di Giovanna Sissa.

Pubblichiamo questo intervento sul disastro annunciato di Genova, raccolto da Fb, perchè ne condividiamo l’intensità, la verità della passione, del linguaggio e del senso. Oltre alla sapienza e all’intelligenza. E perchè è scritto agganciato alla immanenza della cosa, al ponte ed al suo uso, senza sovrastrutture politiciste e rappresentazioni universalistiche, che trasformano la realtà delle cose –  sempre verificabile dal senso comune – in elucubrazioni fantasmatiche per piegarle ai poteri ed agli interessi dello status quo.  

L’articolo ci piace per queste intensità e verità almeno fino alle conclusioni che, invece, non condividiamo.

Prendersela con il movimento No Gronda, è come se in Val Susa deragliasse un treno verso la Francia e si incolpassero i Notav invece dei veri responsabili tecnici, gestionali e politici del disastro. I movimenti territoriali lottano su un problema specifico, la coniugazione universalistica, globale non spetta a loro. Sono senza potere, non hanno poltrone e non vengono pagati e quindi non hanno responsabilità globali.

Altra cosa sono Grillo ed il M5Stronzi che sono un partito vero, gerarchizzato  rappresentativo e di potere nella forma liquida della contemporaneità postmoderna e quindi parassiti e vampiri del vivente e del mondo, che recitano sullo stesso palco, sotto gli stessi riflettori, contendendosi lo stesso pubblico pagante dell’Atlantia S.p.A. gestore del ponte, di cui la famiglia Benetton è la proprietaria, e di De  Benedetti – tessera n.1 del Pd – padrone de La repubblica che ha fatto lanciare la campagna contro i No Gronda utilizzando uno show del comico, il sovrano assoluto ed indiscusso dei 5s. Il M5stronzi capta e cerca di sussumere i movimenti territoriali come testimonia il loro rapporto ambiguo ed intermittente con i Notav. Ma i 5stronzi, semplicemente, non ne fanno parte.     

Sul disastro del ponte noi pensiamo che catastrofi come questa siano il risultato di un’epoca che marcisce e che non ci siano soluzioni praticabili dentro i paradigmi e la prassi di questa epoca, con le sue false antinomie fra pubblico e privato, la inutile e mortificante rappresentanza politica, la gestione delle cose e dei viventi e la sua giuridificazione generale e totalizzante su tutto e tutti. 

Ma questo per noi non inficia il valore del testo di Giovanna Sissa che merita di essere diffuso. L’alternativa sarebbe quella di tagliarlo o di riscriverlo rubandone stile e passione. Chi ci conosce sa che non amiamo molto l’ostentazione della perfezione del discorso complessivo, specialmente se strutturato dalla vita e dalle esperienze di altri, perchè sappiamo che, spesso, se non sempre, questa perfezione formale nasconde altri interessi.

Ripetiamo non condividiamo tutto il testo ma lo pubblichiamo perchè qui c’è un’esposizione esperienziale del disastro fatta da passione vera. 

La foto della copertina della Domenica del Corriere è stata postata su Fb da Gisella Ruccia, senza la scritta Fine epoca che abbiamo messo noi.

Mezzo titolo, la parte finale è nostro.

Grazie a Riccardo Rosati per aver riprodotto il post.

dott. nessuno

Chiunque sia di Genova sa che cambierà tutto a Genova, che finiscono per sempre gli anni ’60 e le loro illusioni di futuro.

Chiunque sia di Genova sa che sarà un inferno spostarsi, viverci.

Sarà impossibile raggiungere l’aeroporto, spostarsi un treno verso nord (la ferrovia passa li sotto), sarà impossibile andare a Ovest, in Francia.

Chiunque sia di Genova sa che bastava già prima un nonnulla per bloccare la città: uno sciopero dei trasportatori, un incidente sulla A10, il vento di tramontana che impedisce ai tir di scaricare il carico perchè le navi portacontainer con il vento di tramontana si mettono di traverso e non si possono gestire gli scarichi.

Chiunque sia di Genova sa che non si tratterà solo di code o rallentamenti, ma di cambiare abitudini di vita, di trasporto, di mobilità, di scambio di beni.

Chiunque sia di Genova sa che non parliamo di giorni o settimane o mesi, ma di anni (e non pochi).

Chiunque sia di Genova sa che che chi non è di Genova non capisce che non riguarderà solo noi genovesi o liguri ma l’Italia, dal nord Ovest al mare e da est o ovest. Da oggi la Spagna (e la Francia) sono molto più lontane.

Chiunque sia di Genova sa che il ponte era sotto controllo e manutenzione da vent’anni (o giù di li) e che OGNI notte vi si transitava in direzione alternata perchè nutrite squadre di manutentori (eroici) calati come acrobati o alpinisti tentavano l’impossibile: salvare una infrastruttura insalvabile.

Chiunque sia di Genova sa che il ponte, nonostante gli interventi, i finanziamenti, gli ingegneri ed i tecnici era condannato e sarebbe venuto giù. Era condannato perchè la legge di gravità non ammette deroghe e quel cemento era fatto per durare meno e chi lo aveva progettato non poteva neanche immaginare che avrebbe dovuto tollerare un traffico ed un carico cento volte superiore a quello che aveva previsto il grande Architetto Morandi, che per quanto visionario e progressista e bravo non aveva la sfera di cristallo.

Chiunque sia di Genova sa che si poteva solo chiuderlo e demolirlo.

Chiunque sia di Genova quando ci transitava sopra era contento di essere arrivato dall’altra parte.

Chiunque sia di Genova sa che sotto ci sono altre strade, la ferrovia che porta a Milano, e molti palazzi, di poveracci, ma grandi e popolati.

Chiunque sia di Genova sa che la bruttezza di vivere sotto un ponte è una sorte che non è data solo ai clochard.

Chiunque sia di Genova sa era impossibile chiudere l’unica autostrada che collega l’Italia con la Francia sul mare e che l’unica possibilità (è la morfologia del territorio che è tiranna) sarebbe stata costruire la cosiddetta “gronda”, ovvero una bretella un po’ più a nord che consentisse al grosso traffico pesante (che non deve entrare a Genova ma solo transitarci per andare da est o ovest o viceversa) di bypassare il ponte Morandi.

Chiunque sia di Genova (e non sia stupido o in mala fede) non può non saperlo.

Chiunque sia di Genova non può dire che la gronda non serve! Ma alcuni si, invece, e proprio di Genova lo hanno detto e sbraitato. E hanno anche convinto altri (che di Genova non sono) a sbraitare senza conoscere. Si, sbraitare senza conoscere.

I media stanno dando le notizie con il contagocce, centellinano il numero di morti, inframmezzano le notizie della tragedia con il ritrovamento di qualche ferito. Piove, si forte. Pare che la causa del crollo sia stato un fulmine. Lo ritengo plausibile, erano dei tiranti metallici “a sostenere” (messi dopo, come “tapullo”) il secondo ponte d’Europa – ma il primo quando fu costruito negli anni ’60.

Io mi vergogno di non avere avuto il coraggio di intervenire pro-gronda con forza, perchè abito altrove e perchè non avevo voglia di litigare con i tanti (ex)amici contrari a priori.

In un lungo processo partecipativo di una decina di anni orsono, portato avanti dalla Giunta Vincenzi, fra i vari tracciati possibili, uno era stato faticosamente scelto. Non se ne è più fatto nulla, molta acqua è passata sotto i ponti…
Ma oggi il governo del cambiamento ha decretato: “niente gronda” è un lavoro inutile.