Z. O. Rugby. Sport e potenza comune

di ALBERTO GENTILE.29.11.2015rugbyz.o.

da “La città” quotidiano di Salerno pubblicato il 29.11.2015 col titolo: Quando lo sport trasmette valori e rende più civili. La storia della prima squadra di rugby popolare. Educhiamo al mutuo aiuto e badiamo alle periferie»

Non bastava aver creato una squadra di rugby, uno degli sport ancora sani e lontani dal business che attanaglia altri sport più diffusi. Al rugby si è data anche una forte connotazione sociale, dato che la squadra è vista come un momento di aggregazione che esalta i valori dello sport abbinandoli ad un forte impegno sociale. Aiuto reciproco, attenzione alle periferie, solidarietà: questi i valori principali. Tutto questo è “Zona orientale Rugby Popolare”, un’associazione sportiva dilettantistica che punta a partecipare al prossimo campionato di serie C2, diventando così la terza squadra di rugby salernitana dopo l’Arechi Rugby e il Salerno Rugby. La compagine si è distinta fin da subito per una forte connotazione politica: antifascismo, antirazzismo e antisessismo sono i valori fondativi che ne orientano l’attività.

«All’inizio del 2015 – spiega il presidente della società, il trentenne Marco Picariello – un gruppo di ragazzi e ragazze, residenti prevalentemente nella zona orientale di Salerno, si è mobilitato per costruire una realtà inedita nel contesto sportivo della nostra città: una squadra di rugby popolare che offrisse a tutte le fasce sociali la possibilità di praticare questo sport nobile, che si gioca con le mani, con i piedi, ma soprattutto con la testa. L’idea venne a me e Davide Montefusco, amanti della palla ovale ed ex compagni di squadra nel Salerno Rugby, nell’estate del 2014, sulle ali dell’entusiasmo innescato dal successo dei tornei di beach rugby organizzati durante la seconda edizione di “Porticciolo senza frontiere”, una delle iniziative portate avanti dal comitato “Giù le mani dal porticciolo”. Abbiamo così coinvolto un gruppo di amici tra artisti, artigiani, studenti, piccoli imprenditori, disoccupati e, un piovoso giorno di febbraio, l’avventura è iniziata».

«Questi sono i nostri principi guida, riteniamo che siano fondamentali per la crescita di ciascuno in quanto educano al rispetto, alla solidarietà, al mutuo aiuto ed incoraggiano la partecipazione attiva, ma ci sono anche altre parole che ci descrivono e che assumono un significato per certi versi più pratico: periferia, autofinanziamento ed agonismo» continua la vicepresidente Marta Guadagno. «E’ importante capire – prosegue la Guadagno – che questo approccio è composto soprattutto di elementi concreti che si riflettono nel nostro gioco, nel modo di stare insieme e negli allenamenti. Veniamo da un quartiere popolare, privo di spazi verdi e con servizi pubblici carenti; fare sport per strada vuol dire non avere a disposizione un vero e proprio campo, con tutti i disagi che questo implica. La nostra periferia esprime un forte disagio sociale, la disoccupazione è altissima; l’autofinanziamento diventa così un elemento fondamentale per superare le difficoltà economiche. Attraverso iniziative concrete di raccolta fondi esercitiamo il nostro diritto allo sport ma anche al tempo libero e alla socialità. In questo gruppo si sono incontrate persone provenienti da realtà diversissime».

«L’ultima parola che ho sottolineato è agonismo – aggiunge Marta Guadagno – la forma fisica iniziale conta poco, ciò che è veramente importante è comprendere cosa significa far parte di una squadra, ossia un confronto continuo prima con se stessi e poi con gli altri».

I nostri guerrieri, che nulla hanno da invidiare ai celebri All Blacks in termini di coraggio, passione e spirito di sacrificio, hanno mosso i primi passi in spazi pubblici con lo scopo di riqualificare e riappropriarsi di aree verdi in disuso, come il campetto di via Guido Vestuti, vicino al centro sociale di Pastena. Nonostante le difficoltà, i ragazzi si incontrano tre volte a settimana e, mischia dopo mischia, placcaggio dopo placcaggio, l’intesa è stata affinata e sono arrivati i primi risultati sportivi.

Il collettivo ha contribuito all’organizzazione della terza edizione di “Porticciolo senza frontiere”, nella quale è stata dedicata una giornata al beach rugby, aperta sia a squadre maschili che femminili. Proprio la selezione femminile costituisce il fiore all’occhiello della Zona orientale: le ottime prestazioni delle ragazze hanno suscitato un vivo interesse tra gli addetti ai lavori, ma le valorose amazzoni hanno giurato amore eterno alla squadra radicata nella periferia est della città.

«Non mi sono mai sentita tanto a casa» confessa Elena, una giovane di Lodi che lavora nel settore farmaceutico nonché socia fondatrice. Concetto espresso anche da Carla, una studentessa brasiliana che frequenta i corsi presso l’Università di Salerno grazie ad un programma di scambio internazionale: «Da un anno vivo e studio in Italia. All’inizio la lingua era un bel problema. Avevo paura di non capire, di essere fraintesa, di sbagliare. Quando ho conosciuto i ragazzi della Zona orientale ho notato subito una grande sensibilità verso i bisogni e le esigenze di tutti: di chi non aveva mai giocato a rugby, di chi non aveva mai praticato nessuno sport di squadra o di chi, come me, non capiva una parola di italiano. Allenatore e compagni si sono premurosamente offerti di spiegarmi le regole e gli esercizi, offrirmi un passaggio sul campo o anche solo una birra in compagnia; così, tra un allenamento e un terzo tempo, ho percepito subito un calore che mi ha fatto pensare di essere ancora in Brasile. L’antirazzismo è un valore che ogni mio compagno di squadra rispetta nei gesti quotidiani e io, che sono arrivata dall’altra parte del mondo, mi sono sempre sentita perfettamente a mio agio, senza soffrire la saudade».

Per presentare la squadra alla città, i soci hanno organizzato una giornata di festa che si tiene oggi a partire dalle 18 presso il Mumble Rumble, in via Loria 35 a Salerno. L’evento ha come tema centrale lo sport popolare: si inizia infatti con la presentazione del collettivo e con un dibattito pubblico al quale parteciperanno altre realtà sportive campane nate dal basso, come la Palestra Popolare Vincenzo Leone di Napoli. A seguire ci sarà una cena di autofinanziamento per tutti i palati e, dalle 22, “terzo tempo” con musica live e dj set.

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