Desirée e S. Lorenzo: tempo, stili di vita e contropotere

da un post fb di Quadrelli Emilio del 25.10.2018

Anche se non ci piacciano l’uso di alcuni termini, sopratutto l’autoriferimento allo stalinismo che non c’entra niente, neppure se richiamato di riflesso a possibili critiche al testo, pubblichiamo questa nota perché  riconosciamo in essa una riflessione seria ed una tensione etica e politica vera invece di inutili e stupidi sciorinamenti ideologici e politicisti sul sangue comune di Desirée. Il titolo è nostro.

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Ma l’antagonismo può chiamarsi fuori da quanto è accaduto a S. Lorenzo? La morte di Desirée ha ben poco di eccezionale ma incarna la “banale” conseguenza di uno “stile di vita” che, non da ieri, si è imposto dentro S. Lorenzo.

Tutti sanno, ad esempio, come nel quartiere a dettar legge siano alcuni gruppi ultras legati a doppio filo al traffico di cocaina e additivi vari. Gruppi la cui internità alla destra fascista e radicale è ampiamente nota, così come altrettanto conosciuto è il doppio filo che lega questi agli apparati statuali.

Insomma, in veste “postmoderna” si è reiterato quel connubio: eroina e polizia, che ha contribuito in maniera decisiva alla distruzione degli anni’70. Se ieri l’eroina è stata un progetto di annientamento di massa scientemente, ma con qualche fatica, coltivato oggi il gioco si è fatto molto più semplice.

L’accettazione pressoché a 360 gradi del tempo del capitale come tempo unico e possibile sembra un dato di fatto. La “movida” di ciò ne cristallizza il senso. Dentro l’accettazione indistinta di questo tempo si è consumata la morte di Desirée. Il tempo del capitale è un tempo di morte. Lo è nelle infinite morti sul lavoro, lo è nelle infinite morti nei templi della “movida” la quale è del tutto interna ai processi di valorizzazione del capitale.

Nell’epoca del “dominio reale” del capitale non esiste separazione tra tempi lavorativi e non lavorativi ma un unicuum che solo la lotta può spezzare.

Esattamente qua entriamo in ballo noi. Dobbiamo chiederci se, a conti fatti, possiamo chiamarci fuori da tutto questo o, piuttosto, riconoscere che un qualche grano di responsabilità in tutto ciò lo abbiamo.

Quanto e cosa abbiamo fatto per fare saltare il banco della “movida”? Quanto e cosa abbiamo fatto per impedire ai fasci di prendersi, grazie al traffico di cocaina e affini, intere aree metropolitane? Quanto e cosa abbiamo fatto per instaurare un contropotere territoriale in grado di spezzare il tempo e le retoriche culturali del capitale? Quanto e cosa abbiamo fatto per contrastare i fasci e lo Stato dentro quelli che un tempo erano i nostri quartieri? Quanto abbiamo concesso alle sirene del capitale soprattutto quando queste parlano l’accattivante lessico del “tempo ludico”?

Ora qualcuno dirà: eccoli di nuovo in pista i “fascisti rossi”, gli “stalinisti”, i moralizzatori del movimento e via dicendo. Eccoli quelli che vogliono soffocare ogni libertà. Beh signori, la libertà nasce dall’esercizio del potere e il potere nasce dalla canna del fucile!

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