Decostruzione dell’estetica dell’espressione

di Frédric Jameson, ne “Il postmodernismo ovvero la logica culturale del tardo capitalismo”, Fazi editore, da un post fb di Franco Senia

«Il dipinto di Edward Munch, costituisce di certo l’espressione canonica di quelle che sono le grandi tematiche moderniste: l’alienazione, l’anomia, la solitudine, la frammentazione sociale, e l’isolamento, emblema quasi programmatico di tutto ciò che viene definita come l’era dell’angoscia.

Noi, qui, lo consideriamo come se fosse un’incarnazione non solo di questo tipo di affetti ma anche – e forse, maggiormente – della quasi-decostruzione dell’estetica dell’espressione in quanto tale, la quale sembra avere in gran parte dominato quello che noi chiamiamo l’alto modernismo, ma che sembra essere scomparsa nell’universo postmoderno – per delle ragioni tanto pratiche quanto teoriche.

È il concetto stesso di espressione, a presupporre in effetti una separazione in seno al soggetto, e, correlativamente, tutta una metafisica dell’interno e dell’esterno, una metafisica della sofferenza muta all’interno della monade, nel momento in cui, in maniera catartica, questa “emozione” viene quindi proiettata verso l’esterno e viene esternalizzata come gesto o come grido, come comunicazione disperata e drammatizzazione esterna di un sentimento interiore.» 

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